Birrificio ‘A Magara

Il nome ‘A Magara deriva dal dialetto calabrese e significa “la strega”, richiamando una interessante leggenda locale. La scelta di questo nome vuole valorizzare un posto magico, le sue credenze popolari e quindi trasmettere attraverso le nostre birre l’alchimia calabra del nostro territorio.

Si narra che la Magara, dedita alle arti magiche più oscure, vivesse nella grande rupe che porta il suo nome “a pethra da’ Magara”, oggi nel giardino dell’agriturismo Calabrialcubo a Nocera Terinese.

“Queste donne leggendarie, nate in un mondo di stenti, solitudine e privazioni, non sono più costanti dell’immaginario odierno ma questo non significa che non continuino ad abitare i luoghi…

Si narra che, a volte, invitate a banchettare, finiscono con l’ubriacarsi; la dedizione all’alcool sarebbe un primo indizio che si potrebbe avere a che fare con una magara.”

In realtà dietro il Birrificio ‘a Magara non c’è nessuna fattucchiera, bensì un “normale” essere umano. Programmatore informatico, homebrewer, publican e infine birraio. Il suo nome è Eraldo Corti, deus ex machina del Birrificio ‘a Magara.

Eraldo entra in società con Asun Yanutolo e Nicoletta Ziosi dell’Azienda Agricola Fangiano e assieme fondano il Birrificio ‘a Magara.

Nonostante siano trascorsi molti anni ancora oggi Eraldo si diverte a fare la birra come fosse la prima volta, ovvero giocando. Con una differenza significativa: non è più un birraio casalingo in fase adolescenziale, bensì un maturo birraio con alle spalle anni e anni di produzione. L’unica cosa a essere cambiata è l’approccio. Ogni ricetta perde i connotati dell’esperimento aleatorio e si trasforma in un progetto preparato a tavolino, mirato all’ottenimento di un preciso prodotto, immaginato, studiato e voluto.

Le birre sono la tangibile testimonianza di questa evoluzione.